Novembre con le lanterne

L’inizio del mese più cupo, e forse più triste dell’anno, l’abbiamo festeggiato accendendo lanterne negli orti. Ieri sera non eravamo in molti, ma la voglia di condividere cibo e buona compagnia era tanta. Non è facile, nel nostro quartiere, creare buoni (e durevoli) rapporti con i propri vicini. La maggior parte della gente non si saluta, anche se incontrarsi per strada, nell’ascensore o al supermercato sotto casa accade quasi giornalmente. Noi che abbiamo l’orto, invece, stiamo creando una vera e propria mini-società felice, perlomeno, ci proviamo. Ieri sera, me lo ha dimostrato la gioia che le persone hanno espresso nel ritrovarsi, dopo tanto tempo. Ormai la bella stagione, dove si poteva stare a chiacchierare fino a tarda sera, è finita da un paio di mesi, e l’attività negli orti si è diradata con l’accorciarsi delle giornate.

Lanterne

Una cosa semplice, come il ritrovarsi, il raccontarsi piccoli episodi di tutti i giorni, ci ha davvero confermato che stare giù, vicini alla terra e lavorarla, sia una delle attività più arricchenti e generose in una società come la nostra. Per “nostra” intendo quella società che non tiene conto dell’importanza del fermarsi cinque minuti ad ascoltare i racconti di Ameneh, quando dice che nel suo paese d’origine si ha sempre la porta aperta al proprio vicino di casa, o le parole della signora ben educata con i capelli bianchi, bianchi e tanto minuta, che ripete la stessa cosa tre o quattro volte, perché non si ricorda di averla appena detta, o i ricordi di Rigmor, che quando era giovane e si era appena trasferita in questo quartiere, suonava i tamburi nel gruppo folkloristico di Fina, la quale nonostante i settantanni passati non ha perso la sua bellezza originaria degli Inca.

Non eravamo solo donne ieri sera, c’erano anche ragazzi, bambini e uomini, uno dei quali ci ha deliziato con una scatola di dolci indiani comprati nel negozio specializzato di Copenaghen.

L’associazione ai festeggiamenti di Halloween era inevitabile, e persino quelli, che di questa festa non conoscono le origini e neppure il sigificato, si sono prodigati nello scolpire zucche con le tipiche facce dentate e gli occhi cattivi. Ma che fossero spiriti indiavolati, innocui lumini, o eleganti lanterne, non era importante. Il bello era che sia le luci sia le persone, per qualche ora, hanno emanato un bel calore.

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