Ti racconto il mio orto

All’inizio era solo un pezzo di terra coltivato a erba e completamente inutilizzato. L’appezzamento, a forma di triangolo esoscele un po’  sghembo, stava lì tra il grande parcheggio condominiale e l’area adiacente all’autostrada. Fortunatamente la fitta fila di alberoni (alti quasi dieci metri) fa da schermo e ci protegge dalla maggior parte del pulviscolo provocato dal traffico delle auto.

Verso la fine di maggio di quest’anno, proprio in quel terreno, sono nati ben trentanove orti urbani, tra i quali il mio. Ed eccolo qui (nella foto sotto) all’inizio dell’avventura, molto spoglio, ma ben odorante di concime naturale… 🙂
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Ammetto che il trovarmi di fronte quaranta metri quadrati di terra da organizzare, mi ha lasciata per per alcuni giorni un po’ disorientata. Ma quante verdure ci stanno in quaranta metri quadri? Quando si devono seminare e come? In fila o sparpagliate? E cosa più importante QUALI ortaggi andranno bene in questo clima scandinavo? I libri son stati la mia salvezza. Una guida all’orto in italiano e una in danese mi hanno trasformata, da totale ignorante in materia quale ero, in una scaltra neofita ortolana – praticamente dal livello 0 al livello 0.1. Ora la sarchiatura e la pacciamatura mi fanno un baffo!

La guida diceva, che è sempre una buona cosa per i principianti cominciare con il progettare l’orto disegnando una vera e propria pianta delle zolle, con i nomi delle piante che si vuol seminare. Detto, fatto. Con carta e righello mi sono messa a smanettare le matite colorate. È stato come tornare alle elementari, quando la tabellina del due la si disegnava con ciliegine, carotine, castagne ecc. ecc. Il risultato dei miei sforzi è qui sotto.

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Una mia saggissima cugina, quando ha visto il disegno su facebook, non ha potuto fare a meno di farsi due risate commentando: sì sì, inizio sempre anch’io con i progettini, poi finisce sempre tutto nell’anarchia. E c’aveva ragione, perchè tra il dire e il fare… infatti, solo una piccola parte del disegno corrisponde alla realtà del mio orto di oggi. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma… così anche il mio orto.

Continua…

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L’avventura è iniziata un po’ malamente, nel senso che, dopo la semina di tutto quel ben di dio, tipo cipolle, carote, barbabietole, porri, rucola, calendula, piselli, cavolfiori, broccoli e insalata, le giornate tiepide di fine aprile si sono trasformate in una sequenza di notti a temperature intorno ai cinque gradi. Niente pioggia per diverse settimane. Il sole ha brillato tutti i giorni, così da rendere la terra bella compatta e molto dura. Quei poveri germogli hanno dovuto sudare le sette camicie per potersi far strada in superficie. E infatti, sono stata ad osservare, un po’ delusa, quella terra per tanto tempo e che sembrava non volesse darmi nessun frutto.
Per settimane ho tenuto d’occhio le zolle spoglie, solo il filo e i paletti di legno indicavano le zone seminate. Col passare dei giorni, siccome non avevo indicato cosa avevo seminato e dove, mi ero completamente dimenticata dove avevo seminato i piselli e dove le carote. Bella furba io! I germogli sono tutti identici quando spuntano…
Dallo spuntare delle prime foglioline (gioia immensa!) al capire di che pianta si trattasse, sono passate almeno cinque o sei settimane. Per più di un mese ho creduto che la rucola fosse una erbaccia e la calendula la lattuga!
Grazie orto. Ora ho imparato a distinguere i germogli dei piselli da quelli delle carote ad una semplice e veloce occhiata.

Continua…

Ormai ci siamo. È Ottobre, e siccome il tempaccio da queste parti, quando arriva fa sul serio, oggi non sono scesa nell’orto. Ma quale più idonea occasione per continuare invece a scrivere delle mie bellezze tra le zolle?  Mi è pure di conforto, visto la pioggia insistente e il vento agguerrito.

Proprio in questi giorni i miei broccoli stanno crescendo di misura, sono ben infilati tra le foglie e protetti dal vento. Il loro colore è di una discreta raffinatezza, il verde cupo è alleggerito da sfumature bluastre con toni verde chiaro un po’ grigiastri ma vellutati. Spero che la foto illustri meglio questa eleganza di toni.

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Il grano turco ha messo delle belle pannocchie, ma avrebbe bisogno di un po’ più di sole e tepore. Chissà se ce la farà a resistere ancora una settimana o due, che è il tempo minimo perchè le più piccole finiscano di maturare. Intanto, per non rischiare ho già raccolto ben tre volte delle squisite pannocchie finite in padella per la gioia di tutta la famiglia vegetariana.

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Avrei dovuto continuare a raccontare della nascita del mio orto in senso cronologico, lo so, ma qualche volta fa bene uscire dalle regole. La prossima volta, te lo prometto, ti racconto la mia battaglia contro il ragnetto rosso. Si salvia chi può! 😉

Continua…

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